
Il punto di vista di Mariarosaria Taddeo e Luciano Floridi
di Aluisi Tosolini
L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone (qui la sua bio), già capo di stato maggiore della difesa e da inizio 2025 presidente del comitato militare della Nato, nei giorni scorsi ha sollevato un polverone internazionale con una sua intervista al Financial Times.
L’ammiraglio, in sostanza, ha detto che la Nato «sta valutando tutto. Sul versante cyber siamo in un certo senso reattivi. Stiamo pensando a essere più aggressivi o più proattivi». Il Manifesto sintetizza così: “l’idea di fondo, veicolata in poche frasi, è che in materia di cybersicurezza (attacchi informatici o sabotaggi) possa essere necessario cambiare approccio, dirigendosi verso modalità più «assertive». Pur continuando a considerare un «attacco preventivo» come una «azione difensiva. È qualcosa di lontano dal nostro normale modo di pensare e comportarci». Il messaggio, in ogni caso diffuso a mezzo stampa, è per stessa ammissione di Cavo Dragone, un invito alla riflessione per i membri dell’alleanza, anche perché – ha detto – al momento esistono «molti più limiti rispetto alla nostra controparte, per motivi etici, legali e giuridici». Continua a leggere
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