Digicomp 3.0, a vostra disposizione

di Marco Guastavigna

E’ stato appena rilasciato il kit Digicomp 3.0, framework che subirà quanto prima l’assalto degli epistemologi commercianti, degli interpreti accreditati e dei vassalli carrieristi impegnati nella occupazione di uno spazio culturale pubblico da infeudare e presidiare e in cui diffondere un immaginario convergente se non unico, rafforzando il proprio potere istitutivo, saldamente frutto della razionalità strumentale di matrice occidentale.

Cercheremo invece, con un’operazione un po’ lunga, di agitare le acque, per impedire la fossilizzazione mono-interpretativa del documento.

Infografica introduttiva

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SINTESI

 

QUADRO ANALITICO

 

QUADRO CONTRASTIVO

 

 

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Dallo sfruttamento digitale alla consapevolezza emancipante

di Marco Guastavigna

Immagine che contiene testo, schermata, cartone animato Il contenuto generato dall'IA potrebbe non essere corretto.Infografica generata da NotebookLM

1. Oltre la narrazione dominante della tecnologia

Le narrazioni correnti su temi come “Il Digitale” e “Intelligenza Artificiale” tendono a presentare questi fenomeni come forze ineluttabili e neutrali del progresso, mascherando le reali logiche economiche, politiche e di potere che ne governano lo sviluppo. Sovente, il dibattito pubblico e specialistico rimane intrappolato in una contrapposizione sterile tra innovazione e tradizione, distogliendo l’attenzione dal conflitto sostanziale: quello tra modelli tecnologici radicalmente diversi per finalità e struttura. Lo scopo di questo articolo è quindi correlare due quadri analitici complementari per svelare la natura sistematicamente estrattiva delle attuali infrastrutture tecnologiche e, al contempo, delineare un percorso percorribile verso un’alternativa più consapevole, equa e al servizio dello sviluppo umano. Per intraprendere questa analisi, è necessario compiere un primo passo fondamentale: decostruire la terminologia fuorviante che oggi domina il discorso. Continua a leggere

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Stranamente (o ovviamente?)

di Marco Guastavigna

Nel Bel Paese – almeno sembra – non ne discute nessuno. E nessuno, per fortuna, chiede censure.
Sto parlando di “Listening in the cracks: A conversation with Báyò Akómoláfé”, che fa parte del report AI and the future of education: disruptions, dilemmas and directions”, e che colpisce duramente le zone di comfort di molte persone, perché apre uno squarcio su punti di vista attualmente quasi ignoti.

Tutti sanno che l’UNESCO inquadra l’educazione come un bene pubblico globale con diritti e responsabilità universali, enfatizzando principi standardizzati come l’equità, l’inclusione e l’apprendimento permanente per tutti. Akómoláfé, invece, sfida l’idea stessa di universalità, sostenendo che il ‘globale’ non è una categoria neutrale; è un territorio di controllo, appiattimento e cancellazione delle molteplici, aggrovigliate vie del conoscere, dell’apprendere e dell’essere.

Secondo il filosofo-attivista, l’universalismo non è semplicemente un ideale. È una geografia di cancellazione. Presume che principi come l’equità, l’inclusione e l’apprendimento permanente siano beni auto-evidenti, universalmente riconoscibili e inequivocabilmente desiderabili. Ma essi, sebbene ben intenzionati, nascondono spesso una violenza più profonda: il rifiuto dell’alterità, dell’inintelligibilità, di mondi che non cercano riconoscimento mediante termini familiari.

Questo approccio valorizza la prospettiva pluriversaIe, che riassegna significato all’insieme di mondi che non si adattano facilmente a metriche standardizzate, e che sono stati vittime di epistemicidio per mano occidentale: Continua a leggere

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Anche noi siamo sul mercato!

di Marco Guastavigna

Proprio così! Stiamo cercando venture capital per la nostra appena concepita e prototipata startup, “Servizi all’intercitazionismo diffuso, anzi inarrestabile”.

Ci rivolgiamo con tre prodotti a quella messe di intellettuali organici al mercato che inondano ogni canale di comunicazione con le proprie opere, tendenzialmente convergenti e ridondanti, che si leggono, discutono e invitano reciprocamente e che occupano da decenni e con soddisfazione lo spazio di discussione pubblica su molti temi, in particolare quelli riguardante “il digitale”, pseudo-concetto per loro davvero ideale, perché costantemente alla moda e da sempre nebuloso.

Il nostro primo prodotto è un prontuario, utile per l’allenamento e la propedeutica di questa categoria di self-studiosi. Contiene un primo ma aggiornato elenco di concetti che non possono mancare, che devono essere ripetuti, anche se sono forse ormai scontati. Non chiedete a noi il perché di questa strategia. Questo modo di agire piace agli editori e ottiene il pass delle redazioni. Il nostro compito è pertanto ridurre il carico cognitivo degli autori.

Ecco quanto abbiamo raccolto fino a ora:

Concetti ricorrenti e scontati su capitalismo digitale, piattaforme, IA generativa, uso duale, guerra ibrida, degenerazione della democrazia e bolle d’opinione

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Ri-educare alla comunicazione umana nell’epoca dei Chatbot

di Patrizia Malausa

Viviamo un tempo paradossale: mai come oggi l’Essere Umano ha avuto a disposizione strumenti così ampi e potenti per comunicare, e mai come oggi la comunicazione appare svuotata, algoritmica, disincarnata.

La rivoluzione dell’Intelligenza Artificiale Generativa e dei Chatbot – ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e i loro innumerevoli fratelli digitali – sta trasformando in profondità il modo in cui pensiamo, scriviamo e impariamo: tutti stiamo diventando esperti di LLM, tecniche di prompting, di linguaggi di interazione artificiale, di strategie per “ottenere la risposta migliore” da una macchina. Eppure, proprio mentre apprendiamo a parlare con le Intelligenze artificiali – calcolatori di parole non sempre impeccabili, ma effettivamente efficaci con il giusto prompt -, rischiamo di disimparare a parlare tra Esseri Umani.

Nella scuola, questo paradosso e questa contraddizione si manifestano ogni giorno. Studentesse e studenti navigano in un oceano di informazioni, ma spesso faticano a trovare un senso in ciò che apprendono nella/dalla scuola stessa. Studiare “per la verifica” appare, così, a molti/e un esercizio sterile, una forma di obbedienza svuotata di significato – tanto che agli esami conclusivi ci si rifiuta di sottostare al rito dell’ultimo/ennesimo test per la valutazione della propria “maturità”. La parola del/la docente – trasmessa nei modi e nei tempi tradizionali – rischia di non raggiungere più nessuno, di non vibrare, di non risuonare come autentica e autenticamente significativa.

Eppure, come ricorda spesso nei suoi interventi Daniela Lucangeli, se la parola non controlla i solchi profondi e antichi lasciati dalle emozioni, essa può diventare elemento vivo, efficace, trasformativo, anche disturbante/destabilizzante a volte, ma mai insignificante quando nasce dentro una situazione comunicativa autentica, quando chi parla e chi ascolta si riconoscono in un contatto – emozionale ed emozionante – uditivo, cenestesico, empatico, nell’incontro-scontro dialogico e dialettico che è l’essenza stessa dell’Essere Umano. Continua a leggere

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